Sindacato autonomo: chi siamo

Sindacato Autonomo FAL – Federazione Autonoma Lavoratori 

La FAL nasce a Torino come movimento sindacale spontaneo, sull’onda dello spirito del Sindacato Autonomo.

Autonomia come sinonimo di lontananza da sistemi consociativi, come distanza da connivenza politico economica.

La FAL nasce a Torino, la città del Sindacalismo italiano, delle lotte operaie, la città di Gramsci, dell’idealismo e della forza del cambiamento.

Chi sentiva la necessità di un nuovo Sindacato Autonomo nonostante ne esistano molti?

Il motivo è semplice: in un mondo globalizzato, dove i nuovi strumenti sono parte stessa del cambiamento, anche la tutela dei diritti della Parte Debole del rapporto di lavoro deve cambiare. L’attività del vero Sindacalismo deve essere uguale a se stessa, ma molto diversa da se stessa. In una luce di vero cambiamento, alla luce di un adeguamento tecnologico e morale si sente davvero bisogno di nuova linfa.

Vogliamo che anche il mondo Sindacale si adegui agli strumenti della nuova civiltà e che abbia a cuore i veri interessi di una società multirazziale, multietnica e multiculturale.

Vogliamo che tra tutela e lavoro ci sia armonica affinità, che ci sia intenso rapporto.

Forse non saremo i migliori interpreti del sindacalismo classico, ma proveremo ad essere gli interpreti di un significativo cambiamento sia delle regole che delle relazioni industriali.

Vogliamo il lavoratore al centro del lavoro del Sindacato Autonomo e vogliamo il Sindacato autonomo per davvero, libero e rispettoso del ruolo centrale di chi lavora.

Solo parole? Proveremo a far parlare i fatti.

LA DERIVA SINDACALE

Crediamo che sia sotto gli occhi di tutti che in questi ultimi anni ci sia stata una deriva morale anche del Sindacalismo italiano.

Non solo la politica ha preso una pericolosa china di deriva morale, ma anche coloro che dovrebbero rappresentare il baluardo del rispetto delle regole hanno ammainato la bandiera.

Crediamo che la pericolosa deriva sia partita dagli anni ’90 e via via si sia allontanata dal virtuoso solco tracciato da Gramsci e dal dibattito sulla lotta di classe tra correnti più o meno vivaci del PSI nel primo dopoguerra.

Ma Gramsci e Bordiga sono oramai morti, ha ancora senso parlare di loro?

Ha ancora senso porsi problemi e cercare delle risposte dopo tutti questi anni?

Noi crediamo altresì che mai come adesso sia importante riflettere sul significato del dibattito iniziato oramai 100 anni fa. Allora non esistevano strumenti di conoscenza e di multidisciplinarità come oggi, eppure allora le problematiche venivano affrontate con serietà.

Tanto è stato fatto da allora ad oggi, ma oggi esistono più precari che lavoratori certi del proprio posto. Allora non esistevano le mille sfaccettature contrattuali dove i lavoratori sono considerati non solo come componente del costo produttivo, ma persone.

Non è chiaro ai più che dietro ogni lavoratore ci sia una storia, un pensiero, dei sentimenti, dei bisogni, delle istanze, insomma dietro ognuno di noi deve esistere una comprensione per la nostra storia perché non vogliamo essere una massa.

Non vogliamo che a decidere della nostra vita e della nostra sopravvivenza siano persone senza scrupoli che rincorrono il profitto senza porsi il problema di quanto costa quel profitto e soprattutto chi lo paga. Forse non è chiaro che se qualcuno guadagna, qualcun altro ci rimette. Eppure per uno che si arricchisce ci sono mille che muoiono, a volte di fame, a volte di malattie terribili, a volte di solitudine e depressione.

Non siamo d’accordo ad avallare tutto ciò.

Non siamo d’accordo che i lavoratori e più genericamente coloro che vivono una vita di lavoro, non abbiano la dignità che gli spetta, non abbiano una decorosa abitazione e soprattutto non abbiano un domani.

Vediamo che vengono spesi continuamente milioni e milioni di denaro pubblico verso opere inutili, costose e non vengono impiegati per garantire alla povera gente nemmeno il livello minimo di dignità.

Noi non siamo d’accordo.

Solo parole? Proveremo a far parlare i fatti.