Appalti e contratti

La piena validità dei contratti stipulati da sindacati non appartenenti alla triplice

 Per l’ordinamento giuridico si demanda al datore di lavoro la scelta del contratto d’applicare nelle sue aziende in attuazione dell’ art. 39 della Costituzione. Non solo, l’azienda potrebbe addirittura applicare il contratto di un settore diverso da quello che disciplina l’attività dell’impresa, essendo inapplicabile l’art. 2070, comma 1), del codice civile nel settore privato. Ciò premesso, poche sono le regole da osservare per stare sereni nell’applicazione del contratti collettivi stipulati dai sindacati dei lavoratori che hanno in sé il requisito della maggiore rappresentatività, sia nelle parti datoriali che sindacali, così come prevede la legge. L’azienda per applicare i CCNL sottoscritti da FAMAR deve iscriversi a una delle associazioni datoriali (FedImprese o Nord Industriale) che hanno sottoscritto il contratto, deve assicurare in caso di passaggio da altro contratto la salvaguardia della retribuzione (RAL) dei lavoratori attraverso accordi e/o percorsi di armonizzazione, deve inoltre versare agli Enti bilaterali la contribuzione obbligatoria prevista dal contratto. In caso contrario per l’azienda risulta inapplicabile il contratto.

Nel caso di piena osservanza delle regole sopra richiamate, invece, TUTTI i contratti depositati al CNEL hanno tutti pieno diritto di cittadinanza, per cui le aziende che si attengano alle prescrizioni contrattuali e corrispondano all’Inps i minimali della contribuzione obbligatoria prevista dalle norme vigenti in materia, l’imprenditore non ha nulla da temere circa la legittimità della propria scelta, come confermato ad esempio anche dalla sentenza n. 144 emessa dal Tar Piemonte, sezione I, in data 22 gennaio 2015, che in cambio di appalto ha sentenziato che il contratto dei Servizi stipulato dalle associazioni di categoria FedImprese unitamente a Confazienda ed Unica opposto al contratto Pulizie Multiservizi è legittimamente applicabile. L’ordinanza del Tar riconosce la piena efficacia e validità del suindicato contratto Servizi di FedImprese anche con riferimento alla piena tenuta rispetto alle previsioni dell’art. 36 della Costituzione, pronunciandosi sulla legittimità dell’applicazione di più contratti da parte della stessa azienda. Per opportuna conoscenza se ne riporta un brevissimo stralcio: «Secondo l’orientamento ormai costante della Cassazione (a partire dalla decisione delle Sezioni unite 26 marzo 1997, n.2665) il comma 1 dell’art. 2070 c.c., secondo cui l’appartenenza alla categoria professionale, ai fini dell’applicazione del contratto collettivo, si determina secondo l’attività effettivamente esercitata dall’imprenditore, non opera nei riguardi della contrattazione collettiva di diritto comune, che ha efficacia vincolante limitatamente agli iscritti alle associazioni sindacali stipulanti e a coloro che, esplicitamente o implicitamente, al contratto abbiano prestato adesione. (omissis)… Nel caso di specie, la società…… ha dichiarato in gara che avrebbe applicato al personale impiegato nel servizio due diversi contratti collettivi entrambi pacificamente pertinenti alla tipologia di mansioni da espletare, e cioè il Ccnl Pulizie Multiservizi stipulato da FISE Confindustria, Confapi ed Alleanza delle Cooperative al personale riassorbito dal gestore uscente (come previsto dalla legge di gara) e il Ccnl Servizi di FedImprese, Confazienda ed Unica al proprio personale già impiegato in altri servizi e da utilizzare solo per le eventuali, fisiologiche, sostituzioni temporanee del personale riassorbito.

La circostanza che i due contratti collettivi applicati prevedano trattamenti retributivi differenziati (più elevati quelli del Pulizie Multiservizi rispetto al Servizi) non integra di per sé alcuna violazione del principio di adeguatezza della retribuzione di cui all’art. 36 Cost.; anzi, il solo fatto che la retribuzione sia determinata con riferimento a due contratti collettivi entrambi pertinenti al servizio da espletare di per sé attesta il rispetto della norma costituzionale, ovvero la corresponsione, in entrambi i casi, di un trattamento retributivo congruo (benché differenziato). Né sussiste nel nostro ordinamento un principio di parità di trattamento retributivo a parità di mansioni e qualifiche, essendo le differenze retributive legittime fintantoché non siano poste in essere in attuazione di discriminazioni vietate dalla legge, come quelle fondate su ragioni di sesso, età, razza, religione, opinioni politiche e simili

(Cons. stato, sez. VI, 3 ottobre 2007 n. 5096), o non implichino l’ attribuzioni di livelli retributivi inadeguati alla qualità e quantità della prestazione erogata, in violazione dell’art. 36 Costituzione». A conclusione dello stralcio della sentenza del Tar Piemonte sembra opportuno richiamare anche la sentenza emessa dal Tar Lombardia (sezione distaccata di Brescia), depositata il 31 dicembre 2014, che evidenzia come il processo d’individuazione delle associazioni comparativamente più rappresentative, tra quelle maggiormente rappresentative, non possa tradursi in un esercizio astratto, ma debba seguire logiche stringenti supportate da prove documentali da parte di chi (ad es. gli ispettori dell’Inps) contesti che detto requisito sia nella fattispecie inesistente. In sintesi si può concludere che tutti i contratti registrati al CNEL sono pienamente legittimi e, fino a prova contraria (supportata da dati certi ed inconfutabili), stipulati da organizzazioni comparativamente più rappresentative.